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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


MEDICINA e TEORIA

Importanza di capire le radici della Salute
Comitato " Primo NON nuocere"
Ippocrate, padre della medicina moderna, ha detto 2400 anni fa: “Tutte le malattie hanno origine nell’intestino

"Noi medici siamo plagiati, fin dall'inizio, dagli insegnamenti universitari che ci vengono propinati da un manipolo di "professori"
che hanno il solo interesse di lasciarci nell'ignoranza sulla vera origine delle malattie. Alcuni di noi, alla fine, raggiungono la consapevolezza e mettono in moto delle grosse energie che provocano reazioni positive nel Tutto
."
By  Dott. Giuseppe De Pace (medico ortopedico ospedaliero)

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Le medicine alternative, i cosiddetti rimedi naturali, possono nascondere delle insidie ?

Lo specchio della Salute e' la lingua, ed ecco alcuni spunti per una seria riflessione sul proprio stato di salute:
Quando gli organi interni sono completamente sani, la lingua ha un costante sano colore rosa. Osserva la lingua degli animali, hanno sempre lo stesso sano colore rosa. L’alito dovrebbe essere assolutamente puro e non puzzolente. Non ci sarebbe del pus o dell’acido.
Tutto questo è visibile chiaramente nello “specchio”.  
“La patina sulla lingua è evidenza di un’ostruzione costituzionale dell’intero organismo, che crea impedimento e congestiona la circolazione del sangue per mezzo di muco disciolto, che appare anche nell’urina. La presenza poi di feci non evacuate, trattenute da muco colloso nelle sacche degli intestini, avvelena continuamente l’organismo, interferisce con la digestione corretta e con la produzione del sangue”
“Per guardare all’interno del corpo, in maniera più chiara di quanto non facciano i dottori con costosi apparecchi a raggi x e altri sistemi di diagnosi, per conoscere la causa delle malattie che ti affliggono prova a fare questo: 

Digiunare per uno o tre giorni oppure mangiare solo frutta per due o tre giorni, noterete che la lingua si coprirà di una spessa patina.
Il medico parlerebbe di Indigestione. La lingua è lo specchio non solo delle condizioni dello stomaco ma dell’intera membrana mucosa. 
Il fatto che questa patina ricompaia sulla lingua anche se viene rimossa due o tre volte al giorno con uno spazzolino è un’indicazione accurata della quantità di tossine, muco e altri veleni accumulatisi nei tessuti dell’intero organismo, e che vengono eliminati attraverso la superficie dello stomaco, degli intestini e di ogni cavità del corpo.”
“Dopo aver osservato l’urina durante questa prova, lasciandola riposare per alcune ore in un recipiente, vi noterete l’eliminazione del muco in quantità”
“I globuli bianchi sono prodotto di rifiuto e non vi è uomo nella civiltà occidentale che abbia il sangue e i vasi sanguigni liberi dal muco. E’ come la fuliggine di un camino che non è mai stato pulito; in realtà è ancora peggio perché le scorie delle proteine e dei cibi amidacei sono vischiose” 
“le caratteristiche costruttive dei tessuti, specialmente quelle degli organi interni più importanti come i polmoni, i reni, tutte le ghiandole sono molto simili a quelle di una spugna. Immagina una spugna immersa nella colla o in un impasto”
“Questo esperimento è il fondamento, la base per lo sviluppo della scienza Naturale della cura, della fisica, della chimica ecc. E’ una domanda posta alla natura, che risponde nello stesso modo infallibile, sempre e ovunque.

L’Igienismo Naturale ovvero, la Scienza della Salute afferma che,  in un programma di prevenzione dei malesseri, o per il recupero della Salute sono fondamentali sia la conoscenza delle cause dell'ammalamento, che i metodi per il recupero della Salute.

vedi: Storia della Medicina  +  Medicina CINESE  

Una scienza di salute concreta deve fornire gli strumenti “le conoscenze” per prevenire i disturbi invece di crearli.
Non vi è essere umano che non tragga danno dall’uso di carne, zucchero bianco, caffè, l’inquinamento domestico,  i problemi emozionali-Spirituali; quindi il riposo, l’esercizio fisico, l’aria, la luce, il calore, il sole, il digiuno, la teoria della tossiemia in antitesi a quella dei virus, il ripristino del ritmo sonno/veglia, una maggiore consapevolezza riguardo al parto non-violento e all’insidia dell’uso di farmaci e vaccini ecc., insomma, una visione più globale della vita.

Video sul Confronto fra medicina allopatica - Medicina Naturale e alimentazione (dal film La crisi )

Medicina Ufficiale
Dopo la rivoluzione scientifica, l'estremo fisicalismo
(e con esso il determinismo) che ha prevalso nel pensiero occidentale, ha influenzato negativamente la formazione delle teorie biologiche e mediche in quanto le ha continuamente ridotte al proprio piano interpretativo, cosa peraltro comprensibile dato le difficoltà di trovare nuovi registri, a motivo forse anche della relativa giovinezza della scienza moderna.
Di fatto oggi, che vi siano importanti differenze fra biologia e scienze fisiche viene spesso completamente ignorato, specialmente da parte di quegli studiosi che sembrano dare per scontato che la fisica sia il paradigma della scienza e che quando la si sia compresa si possa comprendere ogni altra scienza inclusa la biologia.
Al contrario, lo studio degli organismi viventi richiede principi aggiuntivi rispetto a quelli delle scienze fisiche: accanto al metodo ipotetico-deduttivo e relative varianti, considerato il metodo principe nella scienza moderna, in biologia assume fondamentale importanza il metodo osservativo-comparativo e forse ancora di più l'utilizzazione di valori euristici e programmi teleonomici che rispondano alla domanda perché ?, a quale scopo ?.
Mentre infatti la logica, intesa in senso classico, si fonda sulla categoria della necessità, nella logica del vivente si combinano caso e necessità, laddove interagiscono due sistemi altamente variabili, individui unici cioè, e configurazioni ambientali uniche.
La differenza pratica principale inoltre, nell'affrontare i due tipi di problematiche, è la costanza e la riproducibilità delle condizioni da studiare, dimodoché il ruolo esplicativo di leggi strettamente deterministiche e predittive assume un'importanza non assoluta anzi spesso controproducente, dal momento che in biologia le generalizzazioni organizzate in modelli concettuali dotati di quella flessibilità e utilità euristica mancante nelle leggi, sono, quasi invariabilmente, di natura probabilistica anche se non per questo non in contrasto con il determinismo dei processi fisici.
L'approccio alle entità biologiche, insomma, comporta uno spirito assai diverso da quello con cui si trattano i gruppi di entità inorganiche identiche, in una valorizzazione di quell'unità dell'individuo (impossibile nelle scienze fisiche) non riducibile a semplice sommatoria delle sue componenti molecolari.
Se la realtà umana sta in un piano superiore rispetto al mondo inanimato, a nulla serve ribadirne l'indiscussa identità del sostrato materiale; quello che conta è il valore biologico e quindi vitale e quindi energetico che ne risulta e che, essendo un fattore di differenza abissale non suscettibile di misurazione, conferisce alla biologia quella centralità, quel potere di unificazione di tutte le altre scienze che tanto impropriamente viene riconosciuto alle scienze fisiche.
Equiparare allora i vari livelli di esistenza dell'Universo, in una riduzione di tutti i fenomeni vitali a semplici processi fisico-chimici, significa, in una perdita di valori spirituali, guardare le cose solo in maniera angusta e improduttiva, grevemente materialista.
Laddove allora appare legittima la reazione  di Hegel nei confronti di un idealismo arroccato sulla figura di un "io" ipertrofico e incapace di incorporare la ricchezza di una realtà materiale (nella notte tutte le vacche sono nere), altrettanto legittima è la condanna di un materialismo gretto che non sappia assorbire tutte le potenzialità sopramateriali.
Nella Grande Catena dell'Essere, dove c'è la compresenza di tutti i gradi rappresentativi della vita, dal più basso al più alto, più o meno comunicanti e quindi energetici e quindi vitali in funzione dell'unità organica che li contraddistingue, non si possono ridurre tutte le differenze ad un'identità reale basata solo su variazioni quantitative, in quanto così facendo si perderebbe il senso stesso e quindi il perché del firmamento con tutte le sue creature, con il risultato che si ricadrebbe in un oscurantismo materialistico ideologico con funzione dogmatica e conservativa.
L'approccio filosofico, quindi, deve essere necessariamente diverso nel considerare le varie "ontologie regionali", caratterizzate, ciascuna, da quella propria peculiarità plasmata dall'azione  dell'universo.
Resta indiscusso, difatti, che la materia, per acquisire i caratteri della materia vivente e poi dell'uomo, abbia dovuto subire un'evoluzione prolungata nel tempo quanto il grado biologico acquisito, funzione della sovrapposizione di sistemi vitali via via sempre più complessi, basati sull'interscambio fra l'informazione acquisita storicamente e le risposte di programmi genetici, mediante l'utilizzazione di elaborati e precisi meccanismi di retroazione e di direzioni potenziali multiple, non pertinenti al mondo inanimato.
Disconoscere la capacità di un'entità biologica, e in particolare del vivente, a sintonizzarsi e ad assorbire sempre di più, a seconda del proprio quantum, le grandi linee di Energia dell'Universo, significa non riconoscere l'importanza del fattore "spirituale" o sopramateriale, con l'inevitabile inaridimento e fossilizzazione su piani numerabili sì, ma estremamente poveri e infecondi.
La biologia e la medicina pertanto hanno bisogno di una filosofia che le valorizzi per quello che sono, dove oltre alle tematiche proprie dei mondi inferiori (fisico, biologico-naturale) diventa imprescindibile l'analisi delle sue dinamiche specifiche individuali (corpo, coscienza, mente, anima, vita) e generali (culturali, sociali, etiche) nella speranza, integrandole, di individuarne il legame e la reciproca influenza.
Una filosofia della biologia (quella umana in particolare), deve perciò assumersi la responsabilità di tramite tra mondo fisico e mondo etico, con il compito di capire sia l'uno che l'altro, non tentando inutili riduzioni, ma al contrario cercando di assumere il mondo inferiore a quello superiore.
In quest'opera si delinea chiara, allora , la centralità della medicina che, con la sua facoltà di accedere ai vari livelli di esistenza dell'individuo nello studiarne le variazioni dalle condizioni sane a quelle malate e viceversa, può ottemperare alla sua funzione di collante tra mondo materiale e sopramateriale, purché non si lasci trasportare in secche miopi e particolaristiche, ma segua, nella sua vocazione olistica, tutto lo spettro delle manifestazioni della vita, in una visione antropologica totale.

Insufficienza logica del Determinismo
Nella comprensione della malattia quindi non basta capire i meccanismi patogenetici, non basta fondarsi sulla regola aurea che tutto ciò che accade ha una causa, la quale ha una causa, che ha un'altra causa...e così via: il mondo sopramateriale ha una ricchezza che non può essere imbrigliata nelle leggi del determinismo.
Nel momento in cui un particolare processo riconosce le sue possibili causazioni nell'infinito, in quel momento non ha più ragione basarsi su un metodo strettamente fisicalista.
Del resto anche sul piano strettamente logico il determinismo è un'idea contraddittoria.
Determinismo infatti significa che ogni evento presuppone il suo essere in una causa, essere di un'altra causa e così via, in un rapporto fra i vari fatti (o termini) in cui si riconosce una costante relazionale operativa che agisce dal primo termine via via fino all'infinito, ogni elemento del quale, peraltro, di volta in volta è soggetto a infiniti influssi.
Ed è qui che sta la contraddittorietà del determinismo: un nesso di causalità all'infinito, ammette nessi di causalità infiniti, come dire che non ne esistono di determinati.
Se ho una operazione A=K (costante) che è l'effettore dell'infinito, essa non può più avere i caratteri della costante, dimodocche un evento determinato da una causa non si sa quale, potendosene ammettere infinite, viene in realtà svincolato dalla morsa del determinismo.
La sua ragion d'essere, a questo punto, slitta verso un piano concettuale semplicemente metafisico dove, invece che "come accade un fatto", assume importanza primaria la domanda "perché accade un fatto", in un ottica rivolta all'essenza delle cose, a quel on e me' on, principio e fine di ogni pensiero.
Esiste una necessità ontologica delle cause, una necessità che viene prima della necessità del determinismo.
"La filosofia deve terminare con la religione" -afferma Hegel-; deve terminare in quell'indispensabile impensabile che, proprio perché impensabile, è il presupposto di ogni pensiero.
 Il determinismo dunque ha una validità relativa, nel senso che può essere propugnato solo in un ambito circoscritto definito, dove se è possibile prevedere o prefigurare la concatenazione degli eventi, è altresì d'obbligo non dimenticare che il fatto avviene "a meno di termini di ordine superiore", le cui radici inevitabilmente hanno origine nell'indeterminato e nell'indeterminabile.
Man mano che si passa dal piano meramente fisico a quello biologico, a quello umano, al limite a quello divino, risultando amplificato il processo intrinseco di dinamismo, viene accresciuta la possibilità di interazione con gli elementi dell'infinito fino al punto di disancorarsi da qualsiasi necessità determinata.
Chiunque abbia il gusto del metafisico, l'istinto della libertà e dell'indipendenza non può accettare di essere rinchiuso in alcuna "gabbia incantata" formata da regole, standard e metodi; accettare l'infinito significa non accettare alcun principio, o meglio accettare tutti i possibili archè.
Nella storia della cultura occidentale, caratterizzata secondo Comte dalle tre fasi di sviluppo (teologica, metafisica, positiva), quella positiva, rappresentata dai risultati teorici e sperimentali delle moderne scienze fisico-sperimentali, aveva comportato l'abbandono degli approcci teologici e metafisici della natura; oggi però, anche se non recuperabili integralmente e aprioristicamente, vanno reinseriti di diritto in una visione completa della scienza dove la biologia, e con essa la medicina, essendo una finestra che fa affacciare sull'infinito, evidenzia tutta la limitatezza di un mondo materiale visto con occhi solo positivisti: a grandi linee è possibile trattarlo come un tutto costante e determinato; quando esso però passa o trapassa in altri piani, bisogna valutare che regole adatte ed adattabili a un solo campo possono non essere sufficienti o adeguate se poste in altri domini di esistenza.
Del resto già nei primi decenni del Novecento Heisemberg giunge a chiarire, sulla scorta della teoria quantistica, l'insufficienza delle leggi causali a livello microfisico.
Posizione e comportamento di congetturabili stati futuri delle particelle, vale a dire degli elementi di un sistema subatomico, possono essere calcolati solo probabilisticamente.
E' impossibile cioè applicare in microfisica il modello deterministico di spiegazione della natura e accettare come universalmente valido il postulato di Laplace, secondo il quale i fenomeni non-osservati sono governati dalle stesse leggi che si applicano ai fenomeni osservati.
La spiegazione quantico-meccanica ha quindi carattere statistico e risulta, rispetto agli schemi della fisica classica, "indeterminata".
Cosa significa tutto questo, traslato in campo medico ?
Significa che fino ad un certo livello dimensionale si può ragionare in termini deterministici, osservativi, secondo gli schemi della Patologia generale e speciale.
Oltrepassato quel limite, la variazione ultradimensionale contiene una serie di fattori incontrollabili che rendono vane posizioni teoriche fondate su base descrittiva, numerabile e causale prossima.
La Patologia, insomma, caratterizzata da processi biologici costanti, può essere classificata, quantificata, sistematizzata; l'Eziologia invece, coacervo di istanze causali indeterminate, o meglio indifferenti, ha la sua ragion d'essere nel caso e quindi nell'infinito, in una connotazione epistemologica che non può non essere dal carattere "anarchico".

Per delucidare il concetto di Eziologia indifferente si prenda un esempio:
     Entità nosologica:          Ulcera gastrica
     Sintomo:                       Dolore allo stomaco
     Semeiotica:                   Proiezione algica dorsale
     Alterazione anatomica:   Erosione della mucosa
     Alterazione funzionale:    Ipercloridria
Come è facile notare, fin qui ci si può muovere in un ambito codificato, non attuabile, invece, quando si passa sul piano eziologico.

Quante e quali possono essere difatti le cause dell'ulcera ?
La risposta è: infinite, non tanto per il numero, quanto per la molteplicità delle loro combinazioni e interazioni.
Di volta in volta, invero, caso per caso, possono entrare in causa una miriade di fattori, quegli "accidenti non accidentali" - secondo una nota dell'OMS - (costituzione, aggressioni esogene, sovraccarichi mentali, problemi psicologici, tensioni sociali) che possono produrre malattia sia singolarmente sia in sinergia semplice o complessa.
Analogamente all'ulcera gastrica, verosimilmente, tutta la patologia può essere inquadrata in un prospettiva eziologica indeterministica, fermo restando, in ogni caso, il valore conoscitivo dei meccanismi e dei processi patogenetici sottostanti che rimarrebbero gli attrattori di malattia, suscettibile di remissione in prima istanza e nelle prime fasi a interventi solo sul piano corporeo.


Conseguenze mediche
Se è vero, come viene sempre più emergendo, che la parte corporea è solamente una, anche se la più visibile, delle componenti della realtà umana, allora è pur vero che un intervento terapeutico non può essere indirizzato solo a questa, ma va differenziato a seconda delle varie specificazioni.
Un sintomo, una malattia non nascono dal niente, ma sono il risultato di un modo di essere, di vivere, di pensare: come è possibile, allora, credere di risolvere i problemi di un malato guardando solo alla sua fisiopatologia, dipendente e quindi di valore emergente inferiore rispetto alla totalità di un'esistenza ?
Come può essere ritenuto possibile riassestare una vita con una pillola ?
Considerando allora per un attimo il valore del sintomo, è chiaro che esso non può avere tutta l'importanza che gli viene data oggi in medicina, tanto da costituirne la base quasi esclusiva della terapeutica

Il Sintomo
Una persona sta male perché non dorme, non mangia, è affaticata, non respira bene, deve continuamente evacuare ecc.; che poi si rivestano i dati di fatto con termini scientifici più o meno comprensibili (anoressia, astenia, tenesmo, stranguria), non deve far perdere di vista la sostanza della malattia di cui il sintomo rappresenta l'elemento più importante per il paziente, l'eliminazione del quale peraltro appare legittimo essere l'aspirazione massima della medicina.
Quando un organo o un tessuto viene offeso nei modi più vari possibili, la reazione dell'organismo si basa (tralasciando le più fini e ulteriori specificazioni di competenza della patologia generale) sulla tetrade classica formata da Rubor, Tumor, Dolor e Calor, con lo scopo di una restituito ad integrum della functio laesa.
La sede anatomica e il tipo di combinazione degli elementi della tetrade, con prevalenza o predominanza dell'uno o dell'altro, rendono ragione dei sintomi (e delle loro differenze e variazioni) la cui causa prossima è sempre il meccanismo patogenetico sottostante.
Definendo però il sintomo come la manifestazione della malattia, ci si pone la domanda: Quale malattia ?
La risposta è….. Qualsiasi malattia !
Certo, qualsiasi malattia, in quanto ha un doppio valore semantico: è il significante di un solo processo patologico, ma nello stesso istante è il significante di ciascuna malattia che attivi tale processo.
Allora è evidente che il sintomo, se è espressione di qualsiasi malattia, è l'espressione di nessuna malattia; è soltanto la manifestazione di un'alterazione organica determinabile a sua volta da qualsiasi malattia, che raramente è solo corporea.
E' vero sì che un sintomo è legato alla patologia tissutale, ma la patologia è solo l'elemento organico della malattia, inquadrabile invero nella sua totalità solo se vi si aggiunge l'eziologia, le cui radici il più delle volte, tutt'altro che sul piano fisico , hanno una valenza antropologica e ambientale.
"La malattia - è il pensiero di Salmanoff, grande medico russo- è un dramma in due atti, di cui il primo si svolge a luci spente, nel silenzio dei nostri tessuti. Quando il dolore o altri disturbi insorgono, si è quasi sempre al secondo atto".
Insomma se una persona ha un sintomo qualsiasi, ad es. stipsi, cefalea, vertigini, tosse ecc., le cause singole, multiple, complesse, sinergiche ecc., possono essere infinite, cosicché oggettivare una malattia con la sua manifestazione o con la sua patologia è estremamente riduttivo e pericoloso.
Rimane, è chiaro, l'imprescindibilità del sintomo come spia di disfunzione e di disergia di un particolare comparto anatomico che rimane attiva fino alla restitutio ad integrum dell'uomo malato; per eradicare una malattia, tuttavia, vanno individuate le cause più profonde che, se non eliminate o se mascherate da interventi medici troppo o solo sintomatici, rischiano di diventare e spesso diventano emittenti croniche di malesseri dall'andamento irreversibile e non più dominabile.
Quello che noi scorgiamo sulla superficie, quello che noi possiamo osservare, classificare, disporre con spirito metodico e logico, non ci offre che i riflessi, i segni dei processi delle profondità, in cui è nascosta, dissimulata la vera realtà.

L'Anatomia Patologica
La visualizzazione e lo studio dell'organismo nelle sue varie parti è di pertinenza dell'Anatomia.
Se oggetto di analisi sono le stesse parti nella loro condizione di malattia, siamo nel campo dell'Anatomia Patologica.
Il fegato sano, ad esempio, è di pertinenza dell'una, il fegato steatosico dell'altra, e così lo stomaco, il cervello, il sangue, le ghiandole, le membrane, le ossa ecc.
Che cosa indica l'Anatomia patologica ?
Che un determinato organo o tessuto è stato malato, o meglio che ha subito una malattia.
Quale malattia ? ……….. Qualsiasi malattia !
Risulta allora evidente che se un organo o un tessuto alterato, dove la configurazione patologica essenziale rimane la stessa, possono essere la testimonianza di qualsiasi malattia, in realtà non lo sono di nessuna malattia specifica, per cui, andare a ricercare le radici della clinica nel luogo nascosto dove la "morte parla della vita" è come cercare un ago in un pagliaio.

Gli organi rappresentano sì i supporti concreti della malattia, non ne costituiscono però mai le condizioni indispensabili.
Se dunque il corpo, gli organi, i tessuti, risultano essere effettori di qualsiasi malattia, allora possono essere considerati alla stregua delle resistenze di un conduttore, con la differenza che mentre queste assorbono e si suddividono la carica elettrica immessa nell'input, quelli assorbono la carica biologica neurogena dipendente da inputs sopra-neurologici vitali.
Nella maniera in cui oscillazioni, variazioni di tensione, black-out temporanei possono danneggiare le resistenze (lampadine, frigoriferi, radiosveglie, etc.,), cosi' pure il venir meno sotto qualsiasi forma o variazione di intensità  del flusso vitale, può determinare prima anomalie nel funzionamento degli organi (qualsiasi organo) e siamo nel campo della fisiopatologia, poi nella loro stessa struttura, e siamo nel campo dell'Anatomia patologica.
Il considerare la malattia di un organo come l'espressione di distonie e disfunzioni non solo somatiche, risulta essere d'altronde l'argomento principale su cui si fondano le varie teorie olistiche sull'essere umano, in particolare quelle di derivazione psicoanalitica.
Per Groddeck ad esempio, disconoscere il ruolo delle problematiche psichiche e morali nella genesi delle comuni malattie, significa applicare una medicina dimidiata, dal momento che gli organi sono da considerare, specialmente in condizioni di morbosità, "come via d'accesso all'interiorità".
Una stessa malattia perciò a seconda del punto d'applicazione, può provocare in differenti individui le più diverse alterazioni organiche (con conseguente diversità di sintomi) e nello stesso tempo la stessa alterazione può essere la conseguenza delle più svariate malattie.
La localizzazione, la qualità e la gravità di una malattia, inoltre, non sono legate alla bizzarria del caso, ma dipendono dal concorso e dall'interazione di molteplici elementi, quali:
1) La costituzione dell'organismo, la distribuzione delle masse, la disposizione posturale etc.
2) Il carattere, il temperamento, le caratteristiche dinamiche
3) Il momento di maggior o minor vigore fisico-psichico
4) I sovraccarichi e gli affaticamenti di qualsiasi natura e origine (mentali, psichici, intellettuali, sociali, familiari ecc.)
5) La presenza di vizi, tensioni, storture
6) La qualità e la quantità dell'apporto alimentare
7) Le condizioni ambientali
Voler caricare allora d'eccessiva responsabilità clinica un organo o un tessuto in base a una descrizione anatomo-patologica, appare alquanto velleitario: una resistenza può assorbire più o meno energia, può guastarsi e può rompersi, ma non ci dirà mai del perché accade quel che accade.
Certo, sotto il profilo squisitamente concettuale sarebbe idealmente possibile rintracciare in un organo, con una ricerca anatomo-isto-patologica infinitesima, le cause profonde di malattia di ciascun individuo - l'alterazione organica sarebbe in questo caso la fotografia del vissuto di un malato; è inutile dire, però, che in questo caso si sarebbe ben oltre i confini della medicina.

Conclusione
La ricchezza della vita non può essere numerata e codificata; la medicina e la terapeutica possono pertanto muoversi solo al di fuori e al di sopra del semplice fisicalismo; solo in questo modo possono raggiungere i recessi più profondi della vita e con essi le spiegazioni della malattia.
By Dott.Tullio Simoncini (Oncologo)

seguito su: Fisica dell'Intenzione, un nuovo modo di fare Medicina

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Importante: ….pur segnalando le gravi anomalie (anche criminali) della Sanita’ Mondiale gestita dalle Lobbies  farmaceutiche e dei loro “agenti-rappresentanti” inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere per Giustizia delle parole per gratificare e ringraziare quei centinaia di migliaia di medici (quelli in buona fede) che, malgrado le interferenze degli interessi di quelle Lobbies, incessantemente si prodigano ogni giorno aiutare i malati che a loro si rivolgono e che con i progressi delle apparecchiature tecnologiche per la diagnostica e delle tecniche interventive, stanno facendo notevoli progressi e raggiungono per essi risultati ed effetti benefici, che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Vediamo ogni giorno progressi in tal senso, ma la terapeutica indicata dalla direzione della Sanita’ ufficiale Mondiale = OMS (che e' legata alle linee guida di dette Lobbies), non segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di benessere per i malati.

Se questi bravi medici che operano giornalmente sul campo, conoscessero anche la Medicina Naturale, potrebbero migliorare e di molto le loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per tutti i malati.

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