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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


La SCHIAVITU' della DIAGNOSI
La descrizione del meccanismo che nel secolo scorso permise ai grossi capitali finanziari dei Rothschild, di impadronirsi
dell’intero sistema medico americano
  e non solo, attraverso il controllo dell’insegnamento universitario,
i Rockefeller (legati ai Rothschild), amavano chiamarla filantropia efficiente”, e' qui in questa pagina,  ben descritto.
QUESTI I VERI PADRONI del MONDO

Da settembre 2013, in tutta l’UE (Unione Europea), sul foglietto illustrativo (bugiardino) di determinati medicinali
farà la sua apparizione un triangolo capovolto.
Un contrassegno che segnala a pazienti ed operatori sanitari quei farmaci per i quali i consumatori
sono caldamente invitati a segnalare agli operatori nazionali, eventuali effetti collaterali inattesi.
In gergo tecnico, le medicine sottoposte a monitoraggio addizionale.
Si tratta di tutte le confezioni autorizzate dopo il 1° gennaio 2011 che contengono una nuova sostanza attiva; vaccini o prodotti derivati dal plasma di origine biologica; i medicamenti per i quali sono necessarie determinate informazioni supplementari nella fase successiva alla messa in commercio, o la cui autorizzazione è subordinata al rispetto di determinate condizioni o restrizioni per un impiego sicuro ed efficace.- vedi: PDF del comunicato stampa Commissione Europea

 

Definizione della parola: DIAGNOSI = dal Greco, "Attraverso la Conoscenza", quindi "Giudizio attraverso la conoscenza del corpo fisico".

Quando si nomina un sintomo e gli si vuole dare impropriamente il nome di una malattia, fisica o psichica, oltre a fornire una Falsa informazione, si rinchiude il paziente all’interno di un quadro ristretto, uno spazio angusto dal quale difficilmente potrà trovare le forze per rendersi libero.

In un certo senso, ogni volta che diamo origine ad un pensiero o ad un’idea di malattia, da qualche parte quest’energia comincia ad esistere, a prendere forma; inizia a dare dei segnali, dei presagi, anche se non del tutto e non da tutti avvertibili. Alcune scuole di pensiero, in tempi passati, hanno esplorato questa parte poco definita della coscienza attribuendogli il termine d’inconscio collettivo.

Con il solo proferire il nome della malattia, quindi, colleghiamo il paziente con quest’energia impercettibile ma reale di “coscienza sconosciuta” cui parlavamo. È come se la persona che ha subito una diagnosi si connettesse ad un portale energetico alimentato dalla sommatoria dell’energia dei singoli pensieri di malattia.

Prendiamo per esempio la parola “Cancro”, basterà questa semplice ma potente parola perché la persona che riceve la diagnosi sia immediatamente messa in comunicazione con l’influenza di questa energia-coscienza che è connessa a questo preciso termine, e che genererà in lui paura, invalidità, morte.

Questa parola incomincia a riecheggiare nella mente della persona placcata al punto tale che il suo inconscio tenta involontariamente di corrispondere con la malattia diagnosticata, di “quadrare” per così dire con quello che gli è stato diagnosticato.

I nomi di certe "malattie" pronunciati con la prosopopea terapeutica di professionisti insicuri, riescono a rendere vera qualsiasi affermazione, soprattutto per persone già fragili e poco protette le quali non fanno altro che mettere in rapporto la loro cagionevolezza con quella parte potente d’inconscio collettivo dove si condensano le forze distruttive e limitanti dell’idea stessa della malattia.

Una diagnosi di schizofrenia, per esempio, può bloccare una persona dentro quest’energia-coscienza per giorni interi, fino a spingere l’interessato a sottomettersi ad un’inframmettenza terapeutica.

Non voglio affermare che le parole vadano abolite, ma fintanto che la diagnosi non è certa e, sopratutto quando si tratta di malattie che non si sono ancora manifestate sul piano fisico/organico, tracciare limiti e apporre dei nomi è come voler mettere una persona in una gabbia da cui le sarà ancora più difficile uscire.

Mi rendo conto che molte persone hanno bisogno di questa gabbia perché questo le fa sentire più sicure: trovare una definizione con cui identificarsi è veramente molto rassicurante e, soprattutto altamente deresponsabilizzante.

Dall’altra parte, per il vecchio impianto terapeutico questo sistema garantiva un’estrema copertura di funzionalità: non trattando più con la persona, ma con quella parte d’energia-coscienza collettiva, il terapeuta attingeva anch’esso a forze contrastanti create e custodite segretamente da generazioni di scientisti della salute per sconfiggere il sintomo senza implicazioni personali.

Avevamo così da una parte il “paziente” come massa incosciente e irresponsabile e, dall’altra, il terapeuta quale applicatore di metodi e sistemi collaudati e affermati nel tempo ai quali delegava la sua perduta responsabilità.

Questo vincolo di doppia irresponsabilità ha contribuito nel tempo non solo a rafforzare il dualismo e il senso di separazione e solitudine ad esso connesso, ma ha portato molta paura, dolore, disperazione, disagio e malattia:

La vera malattia dell’Uomo è l’inconsapevolezza (l'ignoranza) di ciò che abita in lui”.

(NdR: infatti la peggiore malattia dell'Uomo e' l'IGNORANZA che e' mantenuta tale dalla sanita' mondiale al servizio di Big Pharma) vedi: Diagnostica + Semeiotica + Semeiotica Biofisica 

 

Si tratta di capire e scegliere da quale mondo interiore farsi abitare; siamo nel mondo, ma il mondo abita in noi. Prendere coscienza che siamo noi, e noi soltanto ad isolare alcuni frammenti di realtà fra i tanti e a portarceli appresso anche quando non è più necessario, comporta l’assunzione della piena responsabilità di ciò che siamo, momento per momento. Permette una trasmutazione alchemica profonda che non è una cosa magica e vaga, ma al contrario ci permette veramente di spogliarci della nostra vecchia abitudine di delegare sempre il nostro benessere ad un altro considerato più “grande” di noi il nostro genitore ideale che non abbiamo mai smesso di cercare.

Quando smettiamo di rivestire il ruolo di testimone, il cui scopo è quello di mantenerci nell’illusione e diventiamo invece attori della nostra stessa vita, non abbiamo più paura di perdere la nostra identità fittizia, e riusciamo ad accettare anche la morte poiché siamo nella verità ci rendiamo conto che l’unica cosa che può morire è l’ego.

La morte nasce in noi ogni volta che non ascoltiamo la voce del nostro cuore, ogni volta che non lasciamo circolare la vita attraverso di noi in assoluta libertà. 
Il dolore non è altro che un’invenzione di un’umanità disumanizzata che ha voluto dimostrare la sua superiorità nei confronti della vita stessa tramite un pensiero d’assoluta perfezione. La nozione di sofferenza è profondamente impressa nella coscienza umana collettiva da così tanto tempo che per dissolverla dovremmo spezzare l’abitudine di sottometterci al sonno ipnotico falsamente rassicurante in cui siamo calati.

Affermare queste conoscenze in maniera intellettuale non serve a niente, la comprensione meramente intellettuale non fa altro che attivare la nostra mente ordinaria, e più la mente ordinaria è attiva, più è difficile raggiungere la nostra essenza. La mente ordinaria agisce come un velo che maschera la vita, offrendoci uno sguardo dualista sugli eventi della vita stessa. Con questo sguardo discriminante non possiamo che avanzare come se fossimo rivestiti da una pesante armatura, che forse un giorno è servita a proteggerci, ma che oggi c’ingombra, impedendoci di proseguire.

Siamo, ora, al punto di non ritorno, l’era della coscienzalizzazione: è giunto il momento di recuperare la nostra indipendenza, lasciare le paure e i condizionamenti della mente per riscoprire ciò che non è più nostro. Occorre una nuova educazione che punti intensamente sul risveglio di coscienza, sulla responsabilità che ogni singola persona ha di contribuire a creare un nuovo Universo, per uscire dalla logica analogica di curare il sintomo, la malattia, il disturbo. Bisogna portare l’attenzione sull’essere umano nel suo insieme. 
Lo scopo non è quello di rimuovere o eliminare parti della persona più o meno dannose o dolorose, ma consentire a queste parti di ricollegarsi con la totalità del soggetto affinché questi possa raggiungere la sua straordinaria potenzialità, fare sbocciare il seme della felicità in lui riposto e vivere nell’armonia dell’interezza.

Per questo non c’è bisogno di terrificanti diagnosi che il paziente non sarà in grado di gestire e verificare, il cui solo scopo è di opprimerlo ad una subordinazione devozionale col suo terapeuta.

Sta nascendo una nuova Medicina che non considera la guarigione come raggiungimento di uno stato in cui non c’e spazio per la malattia. Al contrario, osserva attentamente il manifestarsi di un sintomo come un segnale, un’indicazione preziosa da leggere e comprendere affinché il soggetto possa ritrovare la via dell’allineamento con quelle forze positive che ci spingono ad uscire dall’incanto soporifero, dall’illusione del mondo materiale e che ci aiutano a ri-programmare la nostra vita in una direzione di profondità spirituale.

Ogni volta che scegliamo di assumerci la piena responsabilità della nostra condizione, sia essa fisica sociale, culturale, rafforziamo il nostro potere interiore, poniamo un limite all’autorità che il mondo materiale esercita sulla nostra vita, sul corpo, la salute, la mente, lo spirito.

Quanto meno il mondo esterno influisce con la nostra ampiezza spirituale, tanto più questa rafforza il nostro campo d’energia, quanto più saremo centrati con la nostra essenza spirituale, tanto minore saranno i contatti che avremo con persone ed esperienze negative.

La percezione che n’abbiamo è quella di sentirci “vivi dentro”, rinnovati della nostra forza interiore, ed è possibile che, in un improvviso lampo di luce, allora, riusciamo ad intravedere la soluzione di un problema che prima ci sembrava insormontabile, è possibile che pensiamo a noi stessi come individui potenti e ci rendiamo conto che possiamo raggiungere qualsiasi obiettivo, dalla forma fisica alla realizzazione dei nostri sogni più reconditi.

By Valerio Sgalambro - valerio.sgalambro@poste.it

vedi: Le case farmaceutiche ingannano i medici e questi danneggiano i malati + I medici sono una minaccia

RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
  INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la  MEDICINA: RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE  e CONDIVIDETE !

Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina, Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui operano le grandi
industrie farmaceutiche nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici economici alla salute e rallentando lo sviluppo scientifico nella cura delle malattie perché guarire non è fruttuoso come la cronicità.

Visionate questo video, parla un'informatore farmaceutico, sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
 

Il pensiero di : ALDOUS HUXLEY

Questo e' il tema che si ripropone spesso nei suoi libri, nasce un altro aspetto fondamentale: quello dell’unicità dell’individuo e del diritto di ogni singolo individuo a essere tutelato per non essere soggetto alla massa e alle sue scelte.
Huxley ritiene che l’ereditarietà rende ogni individuo differente e unico, e che proprio questa unicità sia indispensabile alla libertà.