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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 

Questa tematica è molto controversa e viene ignorata o sottovalutata (o perfino rifiutata) da molti fisici ancora legati a vecchi pregiudizi). Fatto sta che la verità evidenziata dagli esperimenti conduce inevitabilmente verso la sorprendente concezione di un "Universo Mentale" -

La filosofia di "Ipotesi sulla realtà"
La coscienza è il teatro, e precisamente l'unico teatro su cui si rappresenta tutto quanto avviene nell'universo, il recipiente che contiene tutto, assolutamente tutto, e al di fuori del quale non esiste nulla (By Erwin Schrödinger, fisico)

Fin dalla sua nascita, avvenuta nel XVII secolo, la Scienza moderna ha escluso il concetto di "mente" dal mondo oggettivo che intendeva studiare.
Dovendo spiegare tutto in termini rigorosamente materialistici, nei secoli successivi la Scienza ha inevitabilmente considerato la "mente" come un aspetto secondario della natura, nato per caso sul nostro pianeta e confinato nel cervello dell'uomo e degli animali superiori.
Ma le sorprendenti scoperte della fisica di questo secolo potrebbero sconvolgere questa concezione "ottocentesca" della realtà.
Al livello della fisica sub-atomica esistono solo campi di energia, che vibrano o si propagano per onde (come la luce): l'aspetto "solido" della materia è solo un risultato grossolano dovuto al gioco delle forze sub-atomiche, le quali derivano da un unico campo fondamentale che Einstein definì "campo unificato".
In pratica, l'universo che sembrava intrinsecamente materiale ha rivelato che la sua essenza fondamentale è pura energia immateriale (non molto diversamente da quanto immaginava Berkeley, filosofo del secolo XVIII che reagì all'illuminismo materialistico con il suo "empirismo idealistico").
I campi fondamentali di energia che costituiscono la base della realtà fisica, obbedendo alle leggi proprie della fisica quantistica, manifestano un ordine intrinseco che rivela, al livello del campo unificato, l'intelligenza più profonda della natura.
Einstein ed altri scienziati si sono spesso meravigliati del cosiddetto "parallelismo tra pensiero e leggi fisiche", cioè del fatto che le leggi naturali siano esprimibili in termini logico-matematici (ovvero in termini di "leggi del pensiero").
Nella concezione che stiamo per esporre ciò non è affatto sorprendente, poiché realtà oggettiva e pensiero soggettivo nascono direttamente da un'unico principio. Come disse Hegel, "Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale" (e già Schelling aveva sottolineato che la fisica, con le sue leggi, stava riducendo il mondo "materiale" a puro pensiero).

Una straordinaria conferma scientifica a favore di questa concezione è stata ottenuta in alcuni recenti esperimenti in cui si è verificata un'influenza della consapevolezza umana su dispositivi fisici (progetto PEAR presso la Princeton University, con particolare riguardo ai dispositivi REG).
Un altro aspetto sorprendente e di cruciale importanza è il seguente.
La fisica quantistica, che descrive questi livelli fondamentali della realtà, presenta incredibili paradossi che coinvolgono l'osservatore cosciente: l'Universo non si trova in uno stato puramente "oggettivo", poiché un sistema fisico può comportarsi in modi diversi a seconda della conoscenza che ne ha l'osservatore !

Negli ultimi anni tale inaspettata natura della realtà fisica è stata confermata da vari esperimenti, ma l'argomento è rimasto quasi sconosciuto all'opinione pubblica (e perfino a molti scienziati).
Per fortuna alcuni semplici esperimenti condotti recentemente su dei fasci di luce laser ha reso più comprensibile questa tematica (Le Scienze n.235, 1988; Le Scienze n.289, 1992).

A tale riguardo si consiglia vivamente la lettura dell'articolo: "La fisica quantistica sembra suggerire che l'Universo sia una struttura mentale".
Tale articolo, oltre ad introdurre i nuovi concetti imposti alla scienza dalla fisica quantistica, espone alcune questioni di grande rilevanza filosofica, come l'esistenza del "libero arbitrio" negli esseri coscienti resa possibile dal principio di indeterminazione di Heisenberg, che lascia un margine di "indeterminazione" (per l'appunto), e permette così un allontanamento dal "determinismo assoluto" in cui credeva la fisica ottocentesca.

Inoltre l'articolo in questione dimostra al di là di ogni dubbio che la concezione materialistica ed oggettivistica dell'universo (il cosiddetto "realismo di Einstein") deve necessariamente lasciare il posto ad una nuova concezione, che in filosofia si direbbe decisamente "idealistica".
Infatti gli "stati" fisici in cui si trovano gli oggetti dell'universo (a livello microscopico) sono degli stati "astratti", che portano in se delle potenzialità fisiche ma non sono definiti oggettivamente fino al momento della misura da parte dell'osservatore: insistere nel costruire un'immagine oggettiva di tali stati nello spazio, conduce ad incredibili paradossi (che vengono abbondantemente descritti nel lungo articolo in questione, e vale davvero la pena di leggerlo).

In definitiva, anche se molti scienziati non se ne rendono conto (o non vogliono farlo), tali scoperte (che riguardano fatti reali ed incontrovertibili ed hanno permesso concrete innovazioni tecnologiche) ci riportano verso una concezione simile alla visione di vari filosofi "idealisti" (da Platone a Schelling, da Berkeley a Fichte e ad Hegel), secondo cui la realtà naturale è solo una manifestazione di un principio mentale universale.

La concezione della realtà che sembra delinearsi da queste scoperte presenta straordinarie affinità con le concezioni della tradizione orientale, ed in particolare della filosofia indiana, la cui concezione può essere definita un "monismo idealistico" (non molto diverso da quello di Plotino o di Schelling).

Secondo la filosofia indiana, ogni manifestazione in natura nasce da un unico principio trascendentale, il Brahman, che è pura ed infinita potenzialità immanifesta.
Il concetto in questione è praticamente identico a quello accettato nella fisica contemporanea, in cui ogni particella o campo di forze è una manifestazione di un unico "campo unificato", ovvero una perturbazione dello stato di "vuoto quantistico".

A tale proposito si invita a leggere l'articolo di presentazione scientifica.
Secondo la filosofia indiana inoltre l'intima natura del Brahman è "pura consapevolezza indifferenziata". Ed infatti gli incredibili esperimenti di cui si è parlato sopra a riguardo della fisica quantistica confermano l'esistenza di paradossi di "natura mentale" nella realtà fisica a livello fondamentale.

Infine le tecniche mentali riscoperte ed insegnate da Maharishi Mahesh Yogi, Maestro indiano laureato in fisica, permettono di identificare lo stato di "pura consapevolezza" sperimentabile soggettivamente, con il "campo unificato" studiato oggettivamente dalla fisica contemporanea.
Le tecniche di Maharishi permettono il raggiungimento di "stati superiori di coscienza" che esteriormente si manifestano con un'altissima coerenza delle onde cerebrali, capace di produrre incredibili fenomeni, come l'Effetto Maharishi, ed anche con delle modificazioni psico-fisiologiche fortemente benefiche per l'individuo che pratica le tecniche in questione.
Ma per approfondire questi temi si rimanda agli altri articoli, in particolare al già citato articolo di presentazione scientifica e all' articolo di presentazione medico-psicologica.
In definitiva la nuova concezione che si delinea da queste conoscenze supera le desolanti convinzioni che considerano l'uomo come un accidente del caso e gli restituiscono la sua piena dignità di Re dell'universo.

Non si tratta necessariamente di un ritorno all'antico antropocentrismo.
Si tratta semplicemente di riscoprire l'importanza dell'esistenza della consapevolezza nell'universo e (poiché il campo unificato va inteso come un principio psico-fisico e non solo fisico) di considerarla come fenomeno fondamentale e forse come scopo dell'universo stesso (concezione finalistica).

Nota: anche se non vogliamo parlare di "antropocentrismo", occorre notare che nel 1970 l'astrofisico Brandon Carter formulò il cosiddetto "principio antropico", basandosi su sconcertanti indizi solitamente ignorati, che sottolineerebbero l'esistenza di "incredibili coincidenze cosmiche" le quali avrebbero permesso la vita dell'uomo e rivelerebbero in realtà che lo scopo stesso dell'universo sarebbe appunto la nascita dell'uomo (per esempio si veda l'articolo "L'universo come parte di noi" di J.Gribbin, L'Astronomia n.97, 1990). Va anche precisato che successivamente altri scienziati hanno modificato il "principio antropico" snaturandone e stravolgendone il significato originario attribuitogli da Brandon Carter.

Nota sull'autore della citazione all'inizio di questa pagina.
Erwin Schrödinger, fisico austriaco (Vienna 1887-1961), premio Nobel nel 1933, celeberrimo per aver sviluppato la geniale equazione d'onda che sistema definitivamente la meccanica quantistica, teoria cardine della fisica moderna.
Versatile, eclettico e dotato di una visione completa della vita e della realtà, fu anche il primo scienziato ad intuire l'esistenza del DNA, che egli chiamò "cristallo aperiodico", parecchi anni prima che i biologi Watson e Crick lo scoprissero ufficialmente (riconoscendo poi di essere stati ispirati dalle sue indicazioni).
Dotato anche di una straordinaria intuizione filosofica, egli può essere considerato a tutti gli effetti un erede dell'idealismo di Kant, Fichte e Schelling, sebbene si dichiarasse seguace di Schopenhauer.
Facendo spesso riferimento al Vedanta di Shankara, si dimostrò anche un profondissimo estimatore dell'idealismo indiano.
Molte pagine del libro "Ipotesi sulla realtà", per esempio nel cap.4, sono state da lui ispirate.
Istituto Internazionale Psicosintesi Educativa – Tratto da: counselingpsicosintetico.org
vedi anche:

http://www.esonet.org/Application/vis_articoli.aspx?nmart=197&nmcap=0&sett=30&Titolo='Ipotesi%20sulla%20Realt%C3%A0'

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Cancro e Pineale - vedi in particolare: BioElettronica
 Dopo 25 anni di ricerche il dott. Paolo Lissoni, oncologo della divisione di Radioterapia del San Gerardo è riuscito nel suo intento. Infatti, il National cancer institute di Washington, l'istituto oncologico che divulga notizie scientificamente attendibili, ha corroborato la fondatezza dei suoi studi sulla ghiandola pineale. 
 Lissoni parte dalla teoria di Cartesio che a metà del '600 teorizzava il ruolo della ghiandola pineale (alla base del cranio) come collegamento tra il corpo e l'anima. Infatti, Lissoni si rifà agli antichi filosofi che parlavano di unità della persona tra corpo e anima, dai Magi a Platone, secondo cui la malattia era il distacco dall'universale. Dall'ipotesi filosofica, poi è passato a quella scientifica: la ghiandola produce quattro ormoni (fra cui la melatonina), in alcuni casi utili come antitumorali. 
 Secondo Lissoni non basta curare solo la parte fisica del tumore, ma bisogna occuparsi anche della psiche del paziente, perché la cura della malattia non è semplicemente organica, ma deriva anche da un malessere esistenziale. I quattro ormoni vengono prodotti nelle quattro diverse fasi della giornata, seguendo il ritmo del sole. Le teorie del medico monzese sono state a lungo derise, ma il National Cancer Institute di Washington le ha riconosciute come valide. Lissoni è stato chiamato dal National cancer institute di Washington, il tempio della scienza medica mondiale a cui venerdì riferirà dell'uso dei 4 ormoni prodotti dalla ghiandola pineale. 
 Nel frattempo, il tempio della ricerca internazionale sta compiendo gli stessi studi sugli animali, mentre a Monza Paolo Lissoni ha già una casistica di 2500 pazienti in 25 anni (circa il 15% dei pazienti del reparto).
 Di conseguenza, il San Gerardo si ritrova ad essere l'unico centro al mondo con una tradizione di studio sulla ghiandola pineale
 «Non ho mai voluto spaccare il mondo degli oncologi come fece il professor Di Bella - dichiara il dottor Lissoni - ma auspico l'unione fra gli specialisti del settore, l'unità delle terapie per rendere, per esempio le chemioterapie sempre meglio accettate ed efficaci».
 

Le RICERCHE MOSTRANO un NESSO fra MICROBIOMA Intestinale (intestino) e CERVELLO - 09/01/2015
Chiamate collettivamente microbioma, le migliaia di miliardi di microbi che abitano il corpo umano vivono principalmente nell’intestino, dove ci aiutano a digerire il cibo, a sintetizzare le vitamine e a difenderci dalle infezioni. Ora, recenti ricerche sul microbioma hanno dimostrato che la sua influenza si estende ben oltre l’intestino, fino ad arrivare al cervello. Negli ultimi 10 anni, vari studi hanno collegato il microbioma intestinale a una serie di comportamenti complessi, come umori ed emozioni, appetito e ansia.
Il microbioma intestinale sembra contribuire al mantenimento della funzionalità cerebrale, ma non solo: potrebbe anche incidere sul rischio di disturbi psichiatrici e neurologici, fra cui ansia, depressione e autismo. Una delle modalità più sorprendenti con cui il microbioma influisce sul cervello è durante lo sviluppo.
“Esistono delle finestre evolutive critiche in cui il cervello è più vulnerabile poiché si sta preparando a rispondere al mondo circostante”, spiega Tracy Baie, docente di neuroscienze presso la facoltà di veterinaria dell’Università della Pennsylvania. “Così, se l’ecosistema microbico della madre si modifica - per esempio a causa di infezioni, stress  o diete - ciò cambierà il micro bioma intestinale del neonato, e gli effetti possono durare tutta la vita.”
Altri ricercatori stanno esplorando la possibilità che il microbioma abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.
Fonte: MedicalXpress.com : http://tinyurl.com/kaa2j36

Commento NdR: ma cio’ puo’ accadere anche e non solo per i vaccini che il neonato subisce dai due, tre mesi  in avanti…infatti se una madre ha delle amalgami dentali in bocca (contengono mercurio) il neonato potra’ subire delle conseguenze anche gravi.


Infine vi sono i Batteri detti "Psicobiotici" - vedi: Spirito
Cosa sono gli psicobiotici ?
Sono probiotici che alterano la
mente, e i ricercatori affermano che possono migliorare l’umore, diminuire l’ansia e la depressione e apportano molti altri benefici. I probiotici sono microrganismi vivi che sono simbiotici con i batteri intestinali positivi e che riescono ad arrivare nell’intestino integri. Ad esempio i fermenti dello yogurt non sono considerati probiotici perché muoiono appena entrano in contatto con i succhi gastrici non sopportandone l’acidità.
Fino a qualche anno fa era difficile credere che alterando i batteri nell’intestino, si potesse gestire meglio lo stress, migliorare l’umore, e anche curare ansia o depressione. Eppure ci sono moltissime ricerche scientifiche pubblicate da vari ricercatori in tutto il mondo che riguardano la connessione intestino-cervello e che stanno dimostrando proprio questo.
Ora sappiamo che è possibile modificare i batteri intestinali in modo da influenzare positivamente l’umore e la funzione del cervello. Uno dei principali modi è quello di assumere gli psicobiotici. 
Gli psicobiotici sono organismi vivi che, se ingeriti in quantità adeguate, producono un beneficio per la salute nei pazienti affetti da malattie psichiatriche.[1] Questa definizione, coniata nel 2013, è troppo limitante se ci si basa sulla più recente ricerca che dimostra che non c’è bisogno di avere una depressione clinica, un disturbo d’ansia, o qualche altro disturbo psichiatrico affinché gli psicobiotici influenzino positivamente il cervello.[2] Chi soffre di stress cronico, depressione, o di ansia ha il potenziale per beneficiare di questa classe di probiotici.

Come gli psicobiotici agiscono sul cervello
1. Uno dei modi per cui questi probiotici “alterano la mente” è attraverso la loro capacità di produrre vari composti biologicamente attivi, come i neurotrasmettitori. Diverse molecole con funzioni neuroattive come l’acido gamma-amminobutirrico (GABA), la serotonina, le catecolamine e l’acetilcolina possono essere prodotti dai batteri intestinali.[3] Quando questi neurotrasmettitori sono secreti all’interno dell’intestino, possono attivare cellule all’interno del rivestimento epiteliale che a loro volta rilasciano molecole che stimolano la funzionalità cerebrale e influenzano il comportamento.
2. Una seconda modalità attraverso cui gli psicobiotici agiscono sul cervello è esercitando effetti sul sistema di risposta allo stress del corpo, che coinvolge il cervello e le ghiandole surrenali.[4] Questo sistema, noto come asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), diventa disfunzionale in caso di stress cronico o malattia. Quando si verifica una disfunzione dell’asse HPA, la produzione ritmica di cortisolo e di altri ormoni legati allo stress diventa perturbata. Questo potrebbe svolgere un ruolo centrale nel provocare disturbi dell’umore e problemi cognitivi.[5]
3. Un terzo modo per cui gli psicobiotici possono agire sul cervello è attraverso la loro azioni anti-infiammatoria.[6] 
I livelli cronicamente elevati di infiammazione in tutto il corpo e nel cervello sono ormai noti essere una delle principali cause della depressione e di altri disturbi dell’umore e cognitivi. Questa infiammazione può derivare dall’intestino, e alcuni psicobiotici apportare i loro effetti benefici nel cervello abbassando l’infiammazione.

Quali probiotici sono psicobiotici ?
La ricerca sta cominciando a identificare quali probiotici abbiano effetti sul sistema nervoso e quali siano questi effetti.
Negli studi effettuati in persone sane, diversi psicobiotici hanno dimostrato di migliorare l’umore e la funzione cognitiva e di diminuire i sintomi di stress e ansia. Alcuni psicobiotici hanno anche dimostrato di curare la depressione, l’ansia, e altri problemi di salute mentale e cognitivi nei pazienti con disturbi psicologici e / o altre condizioni mediche.

Psicobiotici per la depressione e l’ansia
E’ stato effettuato uno studio clinico su pazienti con disturbi depressivi maggiori, in cui alcuni hanno assunto integratori prebiotici, altri un placebo per otto settimane.[7] L’integratore prebiotico era costituito da Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus casei, Bifidobacterium bifidum (2 miliardi di CFU ciascuno). Dopo otto settimane, i pazienti che hanno ricevuto il probiotico avevano diminuito in modo significativo i punteggi totali sulla Beck Depression Inventory, un test ampiamente utilizzato per misurare la gravità della depressione, rispetto ai pazienti che avevano assunto il placebo. Inoltre, avevano una significativa diminuzione della infiammazione sistemica come misurato dal hs-CRP, i livelli di insulina erano significativamente più bassi, si era ridotta la resistenza all’insulina, e si era verificato un significativo aumento di glutatione, un antiossidante.
Altri psicobiotici hanno conseguenze benefiche sull’umore e sui sintomi di ansia, ma anche in persone senza questi disturbi. In uno studio per analizzare i possibili effetti su ansia, depressione, stress in volontari sani, è stato utilizzato un probiotico che contiene Lactobacillus helveticus r0052 e Bifidobacterium longum R0175 (Probio’Stick®), ed è stato  dimostrato che esso aveva alleviato lo stress psicologico, in particolare la depressione, la rabbia, l’ostilità, e l’ansia quando assunto per 30 giorni.[8] I ricercatori hanno concluso che L. helveticus r0052 e B. longum R0175 hanno effetti psicologici benefici nei soggetti sani. Possono contribuire a rafforzare l’umore e alleviare l’ansia nelle persone affette da varie malattie croniche.
Lo stesso probiotico studiato sopra (Lactobacillus casei ceppo Shirota) è stato utilizzato in un altro studio controllato con placebo nei pazienti con sindrome da stanchezza cronica.[9] I pazienti sono stati divisi in gruppi in cui uno ha ricevuto 24 miliardi di unità formanti colonie di Lactobacillus casei, ceppo Shirota e un altro un placebo al giorno per due mesi. Le persone che avevano assunto il probiotico avevano una significativa diminuzione dei sintomi di ansia. Molti psicobiotici supplementari hanno dimostrato di poter curare la depressione e l’ansia in studi su animali. Il Lactobacillus plantarum, ceppo PS128, per esempio, è noto per l’effetto di aumentare la dopamina e la serotonina e di diminuire i comportamenti di depressione nei topi.[10] 
Nei topi depressi che sono stati sottoposti a stress precoce, questo stesso psicobiotico diminuisce il cortisolo, normalizza il sistema di risposta allo stress (HPA), e diminuisce la depressione.[11] Sia il Bifidobacterium longum e sia il Bifidobacterium breve riducono l’ansia e migliorano le prestazioni nei test cognitivi nei topi.[12] [13]

Psicobiotici per lo stress
E’ stato anche dimostrato che gli psicobiotici aiutano le persone e gli animali sottoposti a stress. Una bevanda di latte fermentato (kefir) contenente il Lactobacillus casei, ceppo Shirota, ha impedito un aumento di cortisolo ed ha aumentato i livelli di serotonina negli studenti di medicina stressati.[14] Inoltre, la bevanda probiotica ha diminuito i sintomi fisici legati allo stress come dolore addominale e sintomi del raffreddore.
Gli autori dello studio hanno concluso che l’assunzione di Lactobacillus casei, ceppo Shirota “può esercitare effetti benefici per prevenire l’insorgenza di sintomi fisici nei soggetti sani esposti a situazioni di stress.”
Il Lactobacillus helveticus NS8 è stato confrontato con l’SSRI (citalopram) nei ratti con depressione, ansia e disfunzioni cognitive a causa dello stress cronico.[15] Il prebiotico ha funzionato meglio del citalopram nel ridurre l’ansia indotta da stress, depressione e disfunzioni cognitive. Esso ha abbassato il cortisolo e riportato i livelli di serotonina e di altri  neurotrasmettitori cerebrali alla normalità.
Altri probiotici contenenti Lactobacillus helveticus  hanno anche dimostrato, in studi condotti su animali, di poter ridurre la depressione legata allo stress e all’ansia, influenzando la serotonina, il cortisolo, e altri composti neuroattivi.[16] 
Ad esempio, il Lactobacillus helveticus r0052 combinato con il Lactobacillus rhamnosus R0011 ha normalizzato i comportamenti simili all’ansia e le carenze di apprendimento e di memoria nei ratti immuno-deficienti con disfunzioni dell’asse HPA.[17]

Alcuni prebiotici sono anche psicobiotici ?
I prebiotici possono anche agire come importanti regolatori dell’umore e della funzione del cervello. I prebiotici non sono organismi vivi come i probiotici, ma sono sostanze vegetali che stimolano la proliferazione dei batteri positivi intestinali.
In un recente studio è stato dimostrato che essi riducono la secrezione dell’ormone dello stress, il cortisolo, e migliorano l’elaborazione emotiva in volontari sani. I partecipanti hanno ricevuto uno dei due prebiotici (frutto-oligosaccaridi, FOS, o Bimuno-galactooligosaccharides, B-GOS) oppure un placebo (maltodestrine) al giorno per tre settimane. I livelli di cortisolo al mattino erano significativamente più bassi dopo l’assunzione B-GOS rispetto a chi aveva assunto il placebo. I partecipanti che avevano assunto B-GOS hanno anche mostrato aumenti positivi sulla vigilanza e attenzione, che è un’indicazione che il prebiotico ha avuto effetti anti-ansia. Nessun effetto è stato trovato dopo la somministrazione di FOS.[18]
Le persone con l’intestino irritabile spesso hanno l’ansia e / o depressione, condizioni correlate direttamente con la disbiosi e con la diminuzione dell’attività intestinale e della diversità microbica.[19] Uno studio ha trovato che una miscela prebiotica contenente galactooligosaccaride ha dato benefici sull’ansia nella sindrome dell’intestino irritabile.[20]  Il trattamento giornaliero con questa miscela per 4 settimane ha ridotto i punteggi di ansia e ha avuto un notevole impatto positivo sulla qualità della vita.

Conclusione
Nel complesso, i risultati di questi studi dimostrano che gli psicobiotici hanno il potenziale di avere un impatto positivo sulla funzionalità del cervello, sul miglioramento dell’umore, sul trattamento della depressione e dell’ansia, e aiutano a gestire lo stress.  I migliori psicobiotici ed i relativi dosaggi devono ancora essere determinati. In generale sono raccomandati almeno 10 miliardi di CFU al giorno per la maggior parte dei probiotici, tra cui gli psicobiotici, ma possono anche essere utili apporti superiori o inferiori. Basta fare una prova per almeno un mese prima di decidere se funzionano o meno.
La chiave della salute è nel nostro intestino e gli antichi di ogni tradizione lo sapevano benissimo. Ippocrate, padre della medicina moderna, ha detto 2400 anni fa: “Tutte le malattie hanno origine nell’intestino“.

Commento NdR: anche e pur rispettando gli autori dello studio, precisiamo: non e' che un singolo batterio influisce sulla psiche, ma e' l'insieme sinergico di TUTTI i batteri autoctoni della flora intestinale, il microbioma, che permette al soggetto di avere una psiche / mente  lucida ed attenta, senza distrazioni dai malesseri causati dalle alterazioni della flora foriera di qualsiasi danni o ammalamento.

Riferimenti
[1] Dinan TG et al. Psychobiotics: a novel class of psychotropic. Biol Psychiatry. 2013 Nov 15;74(10):720-6.
[2] Tillisch K et al. Consumption of fermented milk product with probiotic modulates brain activity. Gastroenterology. 2013 Jun;144(7):1394-401, 1401.e1-4.
[3] Wall R et al. Bacterial neuroactive compounds produced by psychobiotics. Adv Exp Med Biol. 2014;817:221-39.
[4] Ait-Belgnaoui A et al. Probiotic gut effect prevents the chronic psychological stress-induced brain activity abnormality in mice. Neurogastroenterol Motil. 2014 Apr;26(4):510-20.
[5] Stuart Watson and Paul Mackin. HPA axis function in mood disorders. Psychiatry Volume 5, Issue 5, 1 May 2006, Pages 166–170
[6] Clin Ther. 2015 May 1;37(5):984-95.
[7] Nutrition. 2015 Sep 28. pii: S0899-9007(15)00391-3.
[8] Br J Nutr. 2011 Mar;105(5):755-64.
[9] Gut Pathog. 2009 Mar 19;1(1):6.
[10] Behav Brain Res. 2016 Feb 1;298(Pt B):202-9.
[11] Brain Res. 2015 Nov 24. pii: S0006-8993(15)00862-8.
[12] Neurogastroenterol Motil. 2014 Nov;26(11):1615-27.
[13] Behav Brain Res. 2015;287:59-72.
[14] Benef Microbes. 2015 Dec 21:1-12.
[15] Neuroscience. 2015 Dec 3;310:561-77.
[16] Psychoneuroendocrinology. 2013 Sep;38(9):1738-47.
[17] Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2014 Oct 15; 307(8): G793–G802.
[18] Psychopharmacology (Berl). 2015; 232(10): 1793–1801.
[19] Neuropsychiatr Dis Treat. 2015; 11: 715–723.
[20] Aliment Pharmacol Ther. 2009 Mar 1;29(5):508-18.
Tratto da dionideam.it